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testo di Emilio Ingenito Le città sono corpi, le vie vene e arterie, le piazze cuori. Una piazza è come un cuore. In piazza si affl uisce, anche del sangue quando arriva al cuore si dice: affl uisce. Quando non è metafora è simbolo, perché la piazza è il luogo della città dove le cose accadono: manifestazioni di piazza, la piazza è in rivolta, festa di piazza, scendere in piazza, parlare alla piazza, ci vediamo in piazza. Oppure mettere le cose in piazza per fare la piazza a qualcuno, che non sempre vuol dire dedicargliela. Ogni tanto le piazze come i cuori si ammalano e devono essere operate: lunghi interventi al fi ne di asportare quelle formazioni patologiche che sono le automobili e migliorarne la funzionalità con parcheggi sotterranei. In questo caso si fa piazza pulita. La città è un corpo che ogni tanto va ringiovanito con alcuni interventi di lifting chiamati pedonalizzazioni. I torinesi, per natura mal sopportano queste trasformazioni, ma all’iniziale diffidenza si sostituisce prima meraviglia e poi soddisfazione: quando in via Garibaldi si decise di pedonalizzare, eliminando tram e automobili, ci fu una mezza rivolta dei commercianti, convinti di perdere clientela e affari. Ora la rivolta scoppierebbe se dovessero perdere tutto quel via vai quotidiano di persone; in piazza Castello il Palazzo Madama fino ad una decina di anni fa era la più elegante rotatoria per automobili del mondo, per fortuna un’intelligente pedonalizzazione ha restituito questo magnifico spazio ai cittadini diventando luogo di feste e incontri. Stessa sorte è capitata a piazza San Carlo e piazza Vittorio in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006. A proposito di Olimpiadi, in piazza Solferino giacciono due gianduiotti, buoni per promuovere la città, ma che inutilizzati aumentano il livello di colesterolo. È proprio durante le Olimpiadi che le piazze sono diventate ancora di più il cuore della città, delle feste, di tutto l’evento: ogni sera migliaia e migliaia di torinesi vi si riversavano, per assistere a concerti a volte così lontani da non vedere il palco, per visitare le Case Olimpiche, per un incontro, per dire “Io c’ero!”. Quando si descrivono le piazze d’Italia, per quelle di Torino la parola più usata è signorilità. Ci sono piazze che quando ci capiti, ti lasciano stupefatto per la loro eleganza (piazza San Carlo, piazza Palazzo di Città o piazza Carignano), per la grandezza (piazza Vittorio), per la dolcezza della sua atmosfera (piazza Maria Teresa). Le piazze sono spazi che come squarci all’improvviso si aprono al fondo di una strada, che ti sorprendono per la luce che le inonda, ti colpiscono per quella collana di portici che in qualche caso le cingono, o gli eleganti palazzi sette ottocenteschi, con quegli abbaini che fanno tanto Parigi, come in piazza Emanuele Filiberto. Sono così scenografi che e metafi siche che la loro rappresentazione in pittura e fotografi a sembra fondersi in un’unica immagine. Nessuna città in Italia ha piazze come Torino, che se per un attimo chiudi gli occhi, ti sembra naturale sentire il rumore delle ruote di carrozze e quello degli zoccoli di cavallo sul selciato, e da un momento all’altro incrociare una coppia: lei in veletta e ombrellino parasole e lui che elegantemente si leva il cappello a cilindro per salutarti. Allora è il tuo di cuore che incomincia a battere. | ||
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